Corea del Nord-Mohamed El Kotb, Alessandro Vitale

La Corea del Nord è una dittatura sanguinaria a partito unico, con tanto di culto leaderistico para-religioso, tra le poche superstiti del fu blocco sovietico. C’è tuttavia un aspetto che non ha tratti immediatamente riconducibili al dramma di uno stato autoritario. Quanto più ad una parodia partorita dalla mente di un comico.

Il paese, conosciuto anche con l’appellativo di “regno eremita” per la sua impermeabilità alle abitudini esterne, vive sotto il giogo di una serie di curiosi divieti e prescrizioni. Queste regole sono imposte direttamente dalla dinastia che governa il paese, i Kim.

Innanzitutto, il dress code. Questo tratto, in verità è abbastanza comune ad ogni dittatura. Ma in Corea del Nord, gli obblighi che riguardano il vestiario, assumono tratti più farseschi che altrove. Nel paese dei Kim è vietato indossare jeans, pantaloni attillati, indumenti con scritte in inglese. I pantaloni sarebbero in generale vietati alle donne, al di fuori dei luoghi di lavoro.

Le capigliature dei coreani che seguono il Juche non sono esattamente rinomate per la piacevolezza estetica. Eppure, sarebbero più o meno caldeggiate dalle autorità. I capelli lunghi sono ridicolizzati e dileggiati dalla propaganda, mentre esistono una serie di acconciature approvate dal partito al potere. I tagli simili a quelli di Kim sono incoraggiati.Kim Jong-un dimagrito, ha perso 20 kg: l'analisi delle spie della Corea del Sud- Corriere.it

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